mercoledì 4 gennaio 2012
NON C'E' PREZZO
Vorrei spiegarvi le mani di mia nonna che fanno la sfoglia. Dice: perchè dovresti raccontarlo? Perchè credo che sia importante per capire ciò che vorrei concludere....mia nonna, donna semplice di campagna dal temperamento moderno ed intraprendente, aveva una grande maestria nel fare le cose, quella maestria che appartiene da secoli alle donne e, lasciate che lo dica con orgoglio, in particolare alle donne toscane, donne generose, sincere, leali e volenterose come poche altre al mondo. Mia nonna, dicevo, faceva la sfoglia con fare veloce e deciso. Sfiorava con le mani quel tondo giallo di uova arrotolato sul mattarello e con ritmo caraibico le mandava avanti ed indietro in movimenti veloci e scattanti fino ad arrotolarla completamente, usava in pratica il sistema che si utilizzava una volta per caricare l'orologio....lungo arrotolamento avanti, piccolo indietro, lungo in avanti, piccolo indietro ecc., poi la srotolava sulla spianatoia, l'accarezzava leggera in tutta la sua grandezza, la spolverava con una manciata di farina e continuava così finchè lo spessore raggiunto non fosse quello giusto. Giusto per i ravioli, giusto per i tortellini, per le tagliatelle, o giusto per i tagliolini da brodo o le pappardelle....giusto insomma, lei sapeva come. In quel lavoro certosino c'era una quantità d'amore inimmaginabile all'occhio di chiunque ma che generosamente entrava in noi alla prima forchettata di pasta. Quando si parla di lavori socialmente utili penso a mia nonna e a come sia possibile che in un mondo come il nostro, dove si è amanti dell'arte, delle scienze, della filosofia e dell'economia beh, in un mondo colto, preparato "intelligente" come il nostro non ci siamo ancora resi conto di quanto socialmente utili siano le mani delle donne che curano gli altri. Sfido chiunque a non ritenere il brodo di gallina preparato con amore in un giorno di malattia dalla mamma o dalla nonna, come qualcosa che ha migliorato la propria vita, la propria condizione di essere umano in difficoltà ma consapevole di potercela fare perchè non lasciato solo, perchè accudito, perchè supportato con amore da una donna. Sfido chiunque a non ammettere che lo smarrimento, lo sconforto, il dolore insuperabile di una sbucciatura sulle ginocchia non sia stato superato per merito del sorriso confortante e del soffio magico della mamma sulla ferita medicata con l'alcool. Che stipendio dare a chi fa così bene il proprio lavoro senza essere stato incaricato da nessuno a farlo? Le donne sono infermiere addestrate sul campo, sono suore che pregano il proprio Dio da sempre, sono maestre che "educano" cercando di tirare sempre fuori il meglio da noi, sono sorelle, cugine, cognate, suocere e nuore, che fanno, disfano e rimettono insieme....le donne lo sanno come dice Ligabue.....ma lo sanno perchè ci credono! E questo lo dico io.
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